Nel cuore dei monti Sicani e delle Madonie, due esperienze siciliane dimostrano come le comunità possano contrastare lo spopolamento attraverso pratiche di cura, accoglienza e partecipazione attiva.
A Santo Stefano Quisquina, la sorgente Gragotta è diventata il simbolo di un territorio che riscopre la propria identità: una comunità di “custodi dell’acqua” promuove passeggiate, assemblee e iniziative pubbliche per valorizzare il patrimonio idrico locale e rivendicare una gestione più equa di questo bene comune. Come ha raccontato Elisa Chillura, comunicatrice sociale di Maghweb e co-fondatrice di Rifai, l’obiettivo è ricondurre la comunità alla conoscenza delle sorgenti di cui aveva perso la memoria e la relazione.
A Polizzi Generosa, da tre anni un progetto di accoglienza e integrazione dei migranti sta rafforzando il tessuto sociale del paese: 18 persone, impegnate in percorsi di studio e lavoro, vivono stabilmente nella struttura locale, che può ospitarne fino a 25. Il sindaco Gandolfo Librizzi, delegato di Anci Sicilia, ha illustrato il ruolo delle istituzioni pubbliche locali nella costruzione di strategie di sviluppo condivise.
Un incontro per ripensare i territori
Queste storie sono emerse durante il seminario “Territori che resistono. Il volontariato come motore delle aree interne”, che si è aperto venerdì 21 novembre con una sala gremita nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, nell’ambito del Meeting nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato 2025.






L’incontro, moderato da Francesco D’Angella e realizzato con il sostegno di Banco BPM, è stato promosso da CSVnet insieme a CeSVop, CSV Etneo e CeSV Messina. Dopo i saluti di Giuditta Petrillo (presidente CeSVop), Mariantonia Bartolotta (Banco BPM) e Chiara Tommasini (presidente CSVnet), il seminario ha messo al centro le aree interne: territori segnati da spopolamento e carenza di servizi, ma capaci di generare innovazione e nuove forme di cittadinanza attiva.
Esperienze a confronto
Oltre alle testimonianze siciliane, la platea ha ascoltato l’esperienza di Antiche Fonti, un’associazione di giovani nata per restituire splendore a un’area abbandonata del comune di Petritoli (FM). Come ha raccontato il presidente Edoardo Pistolesi, dal 2020 questi ragazzi hanno trasformato il degrado in possibilità: hanno ripulito l’area dell’antica fonte in Contrada Papagnano, recuperato il camminatoio ottocentesco, aperto nuovi percorsi di visita e avviato una ricerca storica sulle origini della fonte, documentata già nel 1424.
Giacomo Ricciutelli, direttore del CSV Marche, ha presentato il progetto “C’entro – insieme per le terre del sisma”, nato per rafforzare il tessuto associativo nella zona colpita dal sisma del 2016, favorire la partecipazione dei giovani, promuovere pratiche di amministrazione condivisa e rilevare bisogni e risorse del territorio attraverso l’ascolto e l’analisi.
Le voci dei protagonisti
«Il terzo settore e il volontariato sono una scelta etica e un modo di costruire comunità», ha dichiarato Giuditta Petrillo, sottolineando la crescita di Palermo attraverso nuovi percorsi di impegno, una rete territoriale più capillare e l’attenzione ai giovani e alle persone fragili.
Per Chiara Tommasini, il meeting ha evidenziato «la necessità di creare nuove connessioni tra territori e di riconoscere i nuovi protagonisti dell’impegno civico. Il volontariato sta vivendo una profonda rigenerazione».
L’assessore alle Politiche sociali Mimma Calabrò ha ribadito l’importanza di «rafforzare una rete sempre più efficace, senza lasciare indietro nessun quartiere, per rendere Palermo sempre più solidale, inclusiva e protagonista del proprio futuro».
A chiudere la giornata, la riflessione di Andrea Valzania, docente dell’Università di Siena, sul contributo del volontariato alla coesione e all’innovazione territoriale.
