“Roba del Comune, roba di nessuno“, recita un antico proverbio trentino che Gregorio Arena, presidente emerito di Labsus, cita spesso nei suoi interventi. Ma in Sicilia, lo scorso 25 novembre 2025, nella splendida cornice di Palazzo Branciforte a Palermo, si è raccontata un’altra storia: quella di un milione di italiani che, attraverso i patti di collaborazione, si stanno prendendo cura dei “beni di nessuno” come se fossero i propri. E in questa storia, la Sicilia occupa un posto d’onore.
A Palermo, il primo festival dell’amministrazione condivisa!
Il Festival dell’Amministrazione Condivisa, promosso dal CeSVoP insieme a CSV Etneo e CESV Messina, ANCI Sicilia e Labsus, in collaborazione con CSVnet, Comune di Palermo, Caritas diocesana, Forum del Terzo Settore e Fondazione Sicilia, è stato il riconoscimento pubblico di un lavoro capillare e costante che i Centri di Servizio per il Volontariato siciliani portano avanti da oltre 15 anni: più di 50 patti di collaborazione, oltre 350 iniziative tra eventi, interventi di rigenerazione urbana e animazione territoriale. Numeri che raccontano di un impegno quotidiano, silenzioso ma tenace, di mediazione tra amministrazioni pubbliche, volontariato, Terzo Settore, cittadinanza attiva, istituzioni e privato locale.











“Se avete un’idea che in questo momento sembra un’utopia, non vi preoccupate“, ha esordito il Prof. Gregorio Arena, davanti a una platea di oltre 150 persone tra cittadini attivi, volontari, studenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e sindaci. “Ci vuole parecchia determinazione e ci vuole anche un po’ di fortuna. Ma se capite, con quell’idea, che state intercettando un bisogno che c’è nella società, state tranquilli: prima o poi succede“.
L’amministrazione condivisa: un nuovo modello culturale
L’intervento di Arena è stato il filo conduttore di una mattinata ricchissima di testimonianze concrete. Il professore ha ripercorso i ventotto anni trascorsi da quel saggio del 1997, “Introduzione all’amministrazione condivisa“, quando parlare di collaborazione tra cittadini e amministrazioni sembrava un’utopia. Oggi, con oltre 300 Comuni italiani che hanno adottato il Regolamento per l’amministrazione condivisa e circa 10.000 patti attivi in tutta Italia, quella visione è diventata realtà.
“Per duecento anni“, ha spiegato Arena, “il diritto amministrativo si è strutturato sulla separazione netta tra amministrazione e cittadini. Ma il mondo è diventato troppo complicato. Non è una questione di risorse o di inefficienza delle amministrazioni: è che da soli non ce la facciamo più“.
Nasce oggi un nuovo paradigma che poggia su due pilastri normativi complementari: il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (Bologna, 2014) e il Codice del Terzo Settore (2017), in particolare l’articolo 55 sulla co-progettazione.
“In Italia“, ha continuato Arena, “possiamo dire che oggi più che mai esiste una società della cura, supportata e facilitata dalla legislazione. E quando i cittadini si prendono cura dei beni, si prendono anche cura delle persone, perché dietro i beni ci sono sempre le persone“.
“Noi tutti siamo custodi, ma là fuori ci sono un sacco di predatori, rumorosi e visibili. Però noi custodi siamo più numerosi, anche se spesso silenziosi e non visibili“. In Italia, ha spiegato, esistono tre ambiti in cui i custodi sono attivi: la cura familiare (che ricade principalmente sulle donne), il volontariato (persone che si prendono cura di altre persone in difficoltà) e i cittadini attivi (che si prendono cura dei beni di tutti come se fossero propri).
La Sicilia che si prende cura
Durante la mattinata spazio a tante testimonianze che hanno dato voce e volto a questa rivoluzione silenziosa.
- A partire da Bolognetta, dove è stato firmato il primo patto di collaborazione siciliano: “Agorà – Oltre il muro” tra il Comune e il Forum delle associazioni per la co-gestione di un centro aggregativo nella piazza del paese, adiacente al muro della legalità, utilizzato per animazione estiva e incontri intergenerazionali.
- A Bagheria, un patto di collaborazione ha dato vita al Centro Aggregativo Giovanile Don Milani su un bene confiscato alla mafia, frutto della collaborazione tra Comune, rete di associazioni e giovani.
- A Lercara Friddi si lavora al riuso del percorso verso le miniere di zolfo, a Valderice il Regolamento recentemente approvato ha consolidato l’esperienza di valorizzazione del Borgo di San Marco e delle Terrazze di Mezzogiorno.
La mappa delle esperienze si estende a tutta l’isola. Da Salaparuta dove tre patti di collaborazione hanno innescato un consolidato percorso di rigenerazione urbana a Petrosino che grazie alla Casa del Volontariato e delle Culture ospita una Biblioteca Sociale e un emporio solidale in collaborazione con tutte le scuole. Da Licata, dove il progetto “CreiAmo” ha trasformato un borgo attraverso opere artistiche capaci di aggregare generazioni alla scoperta delle tradizioni a Sciacca e Santo Stefano Quisquina che con le loro Case del Volontariato hanno oggi degli spazi aperti alla comunità per attività di promozione della solidarietà, culturali e artistiche.
“I patti sono come gli iceberg“, ha commentato Arena, “la parte più importante è quella che non si vede. Quando qualcuno mi dice con aria di sufficienza ‘va beh, ma si prendono cura di un’aiuola’, rispondo: voi non avete capito. Quel gruppo di persone sta rafforzando i legami di comunità, crea coesione sociale, senso di appartenenza. I patti sono un antidoto alla solitudine e hanno un effetto terapeutico“.
Il protocollo ANCI: un riconoscimento istituzionale
Momento particolarmente significativo della mattinata è stato l’intervento di Mario Emanuele Alvano, Segretario Regionale ANCI Sicilia, la cui presenza ha rappresentato un riconoscimento importante del costante lavoro di interlocuzione e facilitazione portato avanti dai Centri di Servizio per il Volontariato con i Comuni e le reti sociali territoriali.


L’intervento è stato preludio della firma del Protocollo d’intesa sull’Amministrazione condivisa fra ANCI Sicilia e i tre CSV siciliani, un atto formale che sigilla una collaborazione già operativa sul territorio ma che ora acquisisce una dimensione strategica regionale.
Tantissimi i sindaci e i rappresentanti delle amministrazioni comunali presenti:
- Anna Chillura- Assessore S. Stefano Quiscquina
- Anna Maria Mazzara – Vice Sindaco Valderice
- Giuseppe Castiglione – Sindaco di Campobello di Mazara
- Gianfranco Casello – Assessore Comune di Mazara del Vallo
- Salvatore Pitrola – Sindaco di Ravanusa
- Rocco Carlisi – Assessore di Ravanusa
- Biagio D’Ugo- Vice Sindaco di Altavilla Milicia
- Francesco Gruppuso – Sindaco di Calatafimi Segesta
- Paolo Fascella- Vice Sindaco di Calatafimi Segesta
- Manuela Augello- Assessore Salaparuta
- Agata Pizzolato- Vice presidente del Consiglio Salaparuta
- Carmelinda Callea- Assessore Licata
- Rosario Oliveri- Assessore Lercara Friddi
- Emanuele Tornatore- Assessore Bagheria
- Rosa Insalaco- Assessore Serradifalco
- Lorena Di Gregorio – Vice Sindaco di Castellammare del Golfo
- Ciufia Giovanni- Assessore di Castellamare del Golfo
- Domenico Faraci- Sindaco di Mazzarino
- Salvo Bonaffini- Assessore Mazzarino
- Elizabeth Smith- Sindaco di Bolognetta
- Valeria Battaglia- Vice Sindaco di Partanna
- Mariangela Paglino- Servizio Sociale di Comunità- Comune di Palermo
- Franca Taranto-Istruttore Amministrativo Comune di Calatafimi Segesta
- Franco Ribaudo – Sindaco di Marineo
Con il contributo di Emanuele Tornatore, Assessore alle politiche sociali del Comune di Bagheria è stato presentato Il documento che formalizza la costituzione del Coordinamento dei Comuni per l’Amministrazione Condivisa in Sicilia Occidentale, che riunisce 23 comuni promotori delle province di Agrigento, Caltanissetta, Trapani e Palermo che hanno adottato il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni.
La proposta, facilitata dal CeSVoP, ha l’obiettivo di superare la frammentazione delle singole esperienze comunali attraverso una strategia sistemica e coordinata per garantire la tenuta gestionale del Regolamento e massimizzarne l’efficacia sui territori, supportando amministratori, funzionari e cittadini attivi nella pratica dell’amministrazione condivisa.
Presentato infine il Comitato Promotore verso la Fondazione di Comunità a Palermo, che si propone come ente istituzionale di sostenibilità per questo nuovo modello di governance partecipata in città.
Palestre di democrazia diffusa
“I patti di collaborazione“, ha concluso Arena, “sono palestre di democrazia diffusa in un’epoca di diffuso analfabetismo politico. I cittadini attivi sono persone che hanno competenze politiche superiori alla media: sanno organizzare una riunione, confrontarsi con le amministrazioni, trovare fondi, risolvere conflitti. Se entrassero nelle istituzioni porterebbero un contributo straordinario“.
L’intervento di Arena ha rafforzato la consapevolezza di cittadini, volontari e amministratori locali che ogni giorno, nelle loro comunità, praticano questo modello culturale.
I contributi del Presidente del CSV Etneo Salvo Raffa e del Vicepresidente CeSV Messina Ennio Marino hanno testimoniato come questo movimento sia trasversale all’intera isola, con caratteristiche e declinazioni diverse ma con una matrice comune: la volontà di essere protagonisti della cura del proprio territorio.
L’incontro, moderato brillantemente dalla giornalista Marina Turco, aperto dai saluti istituzionali di Maria Concetta Di Natale (Presidente Fondazione Sicilia), Giuditta Petrillo (Presidente CeSVoP), Paolo Amenta (Presidente ANCI Sicilia), Roberto Lagalla (Sindaco di Palermo), Chiara Tommasini (Presidente CSVnet, con messaggio registrato) e Vito Puccio (Presidente OTC), si è concluso con i ringraziamenti della Presidente Petrillo, che ha sottolineato l’impegno del volontariato nella pratica concreta di questo nuovo modello culturale che vede sempre più cittadini, amministratori e operatori del Terzo Settore in una gestione condivisa e partecipata dei beni comuni come strumento di democrazia attiva e sviluppo territoriale.
Da utopia a realtà
“Nel 1997“, ha ricordato Arena all’inizio del suo intervento, “i miei colleghi mi guardavano come se fossi un po’ troppo oltre“. Ventotto anni dopo, nella Sala dei 99 di Palazzo Branciforte, quella che sembrava un’utopia è diventata la quotidianità di decine di comunità siciliane. Un cammino che richiede “parecchia determinazione e un po’ di fortuna“, come ha detto il professore, ma soprattutto la capacità di riconoscere i bisogni profondi della società.
E in Sicilia, dove per tradizione “roba del Comune” era “roba di nessuno”, oggi centinaia di cittadini stanno riscrivendo quel proverbio, trasformando i beni di nessuno nei beni di tutti. Perché, come ha ricordato Arena citando l’articolo 3 della Costituzione, il compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. E la Repubblica, oggi, ha trovato degli alleati preziosi nei suoi cittadini attivi.
Un modello che fa scuola non solo in Italia – dove oltre 300 Comuni hanno adottato il Regolamento – ma anche all’estero, con Spagna, Francia e Canada che guardano con interesse a questa esperienza. “Per una volta“, ha detto Arena con un sorriso, “possiamo dire che stiamo facendo una cosa all’italiana. La stiamo facendo molto bene, tanto bene che la vogliono fare anche gli altri“.
