Una città che si racconta camminando, con lo sguardo e la voce delle persone senza dimora divenute “guide narranti”. Si è chiuso sabato 22 novembre con l’ultimo appuntamento il Volontariato Tour, il ciclo di passeggiate promosso dal Cesvop nell’ambito di Palermo Capitale del Volontariato, ideato per mostrare Palermo dal punto di vista di chi ogni giorno la cura e la abita con gesti di solidarietà.

Dopo le tappe dedicate ai murales dello Sperone, alle edicole votive di Santa Rosalia narrate dai senza dimora ospiti della Caritas e alle esperienze di rigenerazione del Montepellegrino, il tour ha scelto di chiudere il cerchio tornando nello Sperone con un itinerario che unisce arte urbana, memoria e impegno pratico: da Settecannoli al Giardino delle Parole di Passaggio Petrina.

Un’esperienza di cura concreta

Il percorso è partito da Piazzale Anita Garibaldi, accanto al parco giochi intitolato al Beato Don Pino Puglisi, dove campeggia l’opera “Roveto ardente” di Igor Scalisi Palminteri. Non una semplice tappa estetica: i partecipanti hanno vissuto un’esperienza concreta di volontariato affiancando i volontari dell’associazione Cuore che Vede Odv nella pulizia e manutenzione del campetto di calcio del parco.

«Qui siamo nel territorio di Romagnolo Brancaccio dove viveva Padre Pino Puglisi – spiega Pino Sclafani di Cuore che Vede -. Questo murales aiuta i ragazzi a sentire sempre presente il sorriso di padre Puglisi: un sorriso che dà incoraggiamento e speranza per affrontare le difficoltà quotidiane».

L’arte che dialoga con il territorio

Dopo il lavoro al parco, il gruppo ha attraversato le vie del quartiere Sperone per scoprire altri interventi di Scalisi Palminteri – “Io sono te”, “Abbi Cura” e il dittico “Rusulia” in via Sacco e Vanzetti – opere che dialogano direttamente con il territorio e i suoi abitanti, trasformando spazi marginali in luoghi di riflessione e bellezza.

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Sergio, guida del tour, ha invitato a «allargare i punti di vista»: osservare da prospettive diverse, come il gabbiano del murales di “Abbi cura” che guarda mare e terra, aiuta a leggere la città con occhi nuovi.

Le voci dei protagonisti

A guidare la passeggiata sono stati due narratori d’eccezione: i senza dimora ospiti del Centro San Carlo e Santa Rosalia, gestito dalla cooperativa sociale La Panormitana. La loro voce ha restituito un racconto plurale, lontano dagli stereotipi, capace di mostrare la Palermo della cura quotidiana.

«Siamo qui a guidare questo percorso con i nostri ospiti – dice Fabiana Forzisi della cooperativa sociale La Panormitana -. Continuiamo a testimoniare il nostro impegno: la bellezza ci riguarda tutti e l’arte si schiera a favore del cambiamento nei nostri quartieri».

Tra i partecipanti, Sergio Sorgi dell’associazione Ridi che ti passa, che si occupa di clownterapia: «Ho avuto l’opportunità di vedere e conoscere aspetti della città che spesso non incrociamo».

Nicolò Lombino, nato nel quartiere, osserva: «Purtroppo Brancaccio è conosciuto solo negativamente. Io sono nato nel quartiere e, anche se non ci abito più, posso dire che qui ci sono tantissime persone onestissime che hanno dato molto alla società. Ringrazio il Cesvop e gli amici della Caritas per questa iniziativa che fa emergere la bellezza nascosta».

Un ritorno alle origini

Il tour si è chiuso al Giardino delle Parole in Passaggio Petrina 5, il book crossing riqualificato dai volontari, protagonista di Palermo Capitale Italiana del Volontariato 2025. Quegli scaffali all’aperto, che ospitano volumi per tutte le età e i gusti, rappresentano la conclusione simbolica di un itinerario iniziato – idealmente – lo scorso 30 luglio proprio in questo luogo: un ritorno che è memoria e promessa, segno di come interventi concreti possano incidere sulla qualità della vita nei quartieri.

Come spiega Valeria Perricone del Cesvop, l’obiettivo è «raccontare ciò che di bello c’è in questa città, mettere in rete associazioni e comunità e fare conoscere alcune realtà che operano nella nostra città, che si occupano di interventi di cura, rigenerazione urbana, ma anche attività culturali».

In due ore complessive – tra briefing, attività di volontariato, passeggiate e soste animate da racconti e aneddoti – il Volontariato Tour ha offerto a un gruppo ristretto un’esperienza di partecipazione attiva. Non si è trattato solo di turismo urbano: è stato un apprendistato alla cura, un modo per imparare che la rigenerazione passa attraverso azioni ripetute, pazienti e collettive.